CHI è LAZARUS LEDD
Un tempo si chiamava Ronald Gordon, e faceva parte del Corpo Speciale C.O.B.R.A., reparto militare governativo impegnato in missioni segrete.
Ora, dopo aver cambiato nome e volto, lavora come giornalista free-lance per il quotidiano newyorchese City Herald.

Sullo sfondo, una misteriosa organizzazione clandestina che lotta contro il crimine in tutte le sue forme.
Per conto di questa organizzazione Lazarus torna a essere l'uomo d'azione di un tempo, nonostante il suo desiderio di una vita normale e tranquilla.

Cosa che gli è preclusa anche dal suo retaggio di eroismo, un segreto legato alla sua "linea di sangue" e custodito dall'Ordine monastico/guerriero di San Giorgio, le cui origini si perdono nei secoli bui del Medio Evo...


Di seguito alcuni articoli su Lazarus Ledd, utili per capire il personaggio. Gli articoli sono stati scritti nel corso degli anni.


LAZARUS LEDD: COME UN FILM, A FUMETTI!
articolo di Paolo Livorati

Il titolo di questo articolo non suonerà certo nuovo, ai tanti che già conoscono Lazarus Ledd.
Come un film, a fumetti è infatti la definizione che accompagna Lazarus fin dall’uscita del suo primo numero, quasi una decina di anni fa. E di strada, da allora, L.L. ne ha fatta davvero tanta: quasi centoventi numeri della serie regolare (che festeggerà presto il decennale) e oltre venti albi speciali. Chi è Lazarus Ledd (Larry per gli amici)? Vogliamo riassumerlo brevemente qui di seguito, per chi ancora non lo sapesse. Lazarus è, fondamentalmente, un eroe solitario, nelle strade di una grande città come New York. Un eroe “suo malgrado”, che si è conquistato un vasto seguito di fan perché è, in qualche modo, come uno di noi, con i nostri stessi sogni, problemi, dubbi.
Le lettrici dicono che Larry è molto “figo”, e indubbiamente le donne non gli mancano, nelle sue storie, ma ciò non significa che sia un impenitente rubacuori. Al contrario, Lazarus soffre, lotta, gioisce per amore. Proprio come uno di noi. Il suo passato, inoltre, è importante quanto il suo presente. Un tempo Lazarus si chiamava Ronald Gordon e faceva parte del Corpo Speciale C.O.B.R.A., reparto militare governativo impegnato in missioni segrete in ogni parte del mondo.
Ora, dopo aver cambiato nome e volto, lavora come giornalista free-lance per il quotidiano newyorchese City Herald. Sullo sfondo, una misteriosa Organizzazione clandestina che lotta contro il crimine in tutte le sue forme. Per conto di questa Organizzazione, Lazarus torna a essere l’uomo d’azione di un tempo, nonostante il suo desiderio di una vita normale e tranquilla. Cosa che gli è preclusa anche dal suo retaggio di eroismo, un segreto legato alla sua “linea di sangue” e custodito dall’Ordine monastico/guerriero di San Giorgio, le cui origini si perdono nei secoli bui del Medio Evo.
Cose da dire, ovviamente, ce ne sarebbero ancora tante, come tanti sono i personaggi -buoni e cattivi- dell’universo leddiano. Lazarus resta comunque Lazarus e basta, personaggio davvero unico nel panorama fumettistico e bandiera del made in Italy Star Comics. Tra i lettori di L.L. ci sono amanti del fumetto popolare italiano, appassionati di manga, fan dei comics americani.
Qualcuno ha detto che Lazarus Ledd è un fumetto “di confine”, più che “di genere”, e crediamo proprio che sia vero: un confine che si estende fino alla narrativa a larga tiratura, grazie alle collaborazioni di Ade Capone con due scrittori di bestsellers (Mondadori) quali Valerio Evangelisti e Andrea G. Pinketts, con i quali Capone ha realizzato i soggetti per alcune storie di Lazarus Ledd. “Gialli italiani” sono ovviamente le storie realizzate con Pinketts, mentre fantasy medioevale è il recente albo speciale scritto insieme a Evangelisti, creatore del famosissimo Eymerich, l’inquisitore spagnolo protagonista di romanzi tradotti in mezzo mondo e anche dello speciale di Lazarus Ledd. Il medioevo è, infatti, uno degli elementi ricorrenti della serie, a metà strada tra cronache dell’epoca e invenzioni fantastiche, in una rilettura (fanta)scientifica della magìa dei secoli bui fino ad arrivare ai Templari, al Tempio di Salomone, agli ordini cavallereschi e monacali.



NOIR E FANTASTICO IN LAZARUS LEDD
articolo di Roberto Santi Tanzi


Cinema e letteratura: ecco le muse moderne che ispirano chi scrive i fumetti. Il cinema, con i bagliori dello schermo, da movimento e azione, la letteratura arricchisce i contenuti, rischiarandoli con la sua luce più intima. Amori che accompagnano Ade Capone nella stesura delle avventure di Lazarus Ledd, dove Noir e Fantastico (che sono generi letterari e cinematografici al tempo stesso, propri della formazione culturale di Ade) riproposti in chiave moderna, costituiscono il nerbo delle storie.
Qualche esempio: l’ambientazione strettamente metropolitana, delimitata dalla geometria delle strade e dei palazzi che negano alla vista l’orizzonte, il brulichio di vite, vicine, ma allo stesso tempo lontanissime, i luoghi miserabili alternati ad abitazioni e quartieri lussuosi, gli squallidi alberghetti le automobili (non è un caso che Lazarus faccia il taxista), le armi, sono tutti elementi che riconducono al Noir classico e all’Hard Boiled Novel, aggiornati dall’utilizzo di tecnologie sempre più sofisticate (“Betsy Blues”, la struggente storia apparsa nel numero otto, è, già dalla copertina, Noir fino al midollo, come pure “Coney Island Baby”, attualizzata dall’apparizione di un Killer seriale).

Ciò che è cambiato dal buon vecchio Noir dei Dashiell Hammett, William Riley Burnett, Raymond Chandler, Mickey Spillane, è il personaggio dell’eroe, del detective, che rispetto ai Sam Spade, ai Philip Marlowe, ai Mike Hammer è meno asciutto e cinico ed ha smussato molte asperità. Ieri come oggi, il segreto del successo di un personaggio (Dashiell Hammett l’aveva intuito già alla fine degli anni ’20) più che nelle storie risiede nella sua umanità, nelle sue debolezze, nei suoi desideri, nel modo di rapportarsi con chi gli sta intorno. Ade ha quindi stemperato i lati duri del carattere di Lazarus, lo ha reso più umano, duro solo all’occorrenza, con un fascino che deriva anche dalla solitudine intrisa dal dolore dei ricordi.
Una serie di componenti “tenere”, e in qualche misura anche “fragili”, che rimandano alla figura dell’eroe romantico e donchisciottesco. In più Larry e atletico, scattante, vive avventure nelle quali l’azione, intesa anche come fisicità, ha sempre più importanza.
La “preparazione” (a tutto campo, con conoscenze ad altissimo livello in svariati settori come quello armiero e tecnologico) diventa fondamentale nel personaggio leddiano del detective-guerriero, e conferisce all’eroe quel grado di “affidabilità” che ne fa una perfetta macchina, l’insostituibile braccio dell’organizzazione misteriosa che attraverso lui lotta clandestinamente contro l’ingiustizia. Non è azzardato affermare che anche Lazarus contribuisce alla metamorfosi di un genere, innestando nuovi temi su quelli classici e adattandosi alle mutate esigenze dei nostri tempi.
Un fumetto nel quale schegge di tecnologia sono la chiave per accedere ad un Fantastico pronto a scivolare verso la fantascienza. Una contaminazione evidente fin dal primo numero (Doppia Identità), dove le tavole partono con immagini vicine a certi combat-film fantascientifici, per poi ripiombare immediatamente nelle atmosfere tipicamente Noir della città sotto la pioggia . Pioggia (che ritornerà ancora nelle tavole iniziali di “La Luna del Cacciatore”, assieme alle realtà virtuali care ai cowboys della consolle) dalla quale emergerà ancora il Fantastico, nella veste della bellissima aliena Arianne. Successivamente con “Gli Occhi del Gatto”, il Fantastico scivolerà verso il mito e la sacralità degli antichi riti d’Egitto dedicati ai gatti e alla dea felina Bastet, o slitterà verso biotecnologie alla robocop mischiate all’estetica giapponese della spada in “Fino alla Fine del Mondo” e “L’Onore e la Spada. In “Faccia a Faccia”, avventura chiave nella quale il nostro incontra finalmente uno dei suoi mandanti, il Fantastico si tinge di fantasy con un’apertura che induce a pensare chi sta dietro le quinte come appartenente ad un’antica fratellanza templare cavalleresca.

Larry vive le sue avventure in un tempo che rispetto al nostro è spostato di poco verso il futuro e il crimine organizzato risponde ancora alle regole del Noir classico, anche se i gangsters non sono più le uniche figure negative. Ieri come oggi la malavita ,sempre più annidata nelle frange cosiddette “rispettabili”, è in grado di determinare le scelte della giustizia e di fatto domina le città attraverso una rete di personaggi “insospettabili”.
Uomini che al posto del doppio petto gessato e del borsalino, indossano gli abiti di Armani, “Piccoli Cesari” alle spalle dei quali operano potentissime multinazionali dagli enormi interessi economici o oscure presenze alla mad-doctor. Poi c’è la piccola criminalità dilagante, ed è sempre più pericoloso avventurarsi nella giungla d’asfalto: ai margini di strade buie si può perdere tutto anche la vita. Con ciò, il senso del Fantastico non è quasi mai fine a se stesso. Il futuro prossimo di Larry non risponde ad astrazioni ipotetiche, ma è aggrappato a problematiche che già fanno discutere.
La questione delle bioetiche ad esempio, sulle quali si sta dibattendo e ci si sta interrogando, o la salvaguardia dell’ambiente, delle minoranze e della loro cultura. Argomenti che danno un sapore del tutto particolare al personaggio di Lazarus Ledd, ed il suo tempo indeterminato, ma tutto sommato molto vicino a noi, è il pretesto per raccontare con fantasia e un pizzico di libertà storie arricchite dal gusto per la tradizione, il Noir, e la passione per ciò che non possiamo stringere fra le mani, il Fantastico appunto.



LA MUSICA IN LAZARUS LEDD
articolo di Roberto Santi Tanzi


E’ denominatore comune dei nuovi scrittori aggiungere musica alle loro storie. E’ come se in qualche modo volessero valicare il muro silenzioso della parola scritta, spezzare le catene che li tengono imprigionati in un limbo dove c’è posto solo per uno dei cinque sensi, come se volessero appropriarsi meglio del linguaggio dei suoni che accompagna e influenza il loro lavoro.
A cercare di uscire da queste sabbie mobili ha iniziati Stephen King, lo hanno seguito Clive Barker, Brett Easton Ellis, e, in Italia un pugno di giovani autori come Enrico Brizzi, Niccolò Ammaniti, Silvia Balestra, Gaetano Cappelli e Tiziano Sclavi, che per noi rappresenta il punto d’unione col mondo del fumetto.

Il racconto a fumetti, narrato con stile veloce, serrato, e con immagini emozionanti, assomiglia sempre più ad un film (non a caso è prassi ormai comune nel cinema trasformare in fumetto la sceneggiatura, lo storyboard, prima di iniziare a girare) e nei film il leit-motiv è indispensabile. A dire il vero anche i fumetti una colonna sonora l’hanno sempre avuta, composta per lo più da rumori descrittivi, ma ad immagini tanto coinvolgenti mancava un vero e proprio commento musicale che ne accrescesse l’atmosfera.Da tempo si vive praticamente immersi nella musica. Ci arriva da tutte le parti: sale d’aspetto, supermercati, e l’auto se non ha un sofisticato impianto stereo non la vogliamo. In casa, oltre all’hi-fi o agli apparecchi radio, la televisione ammanisce musica non stop. Da questa civiltà del pentagramma, i fumetti non potevano restare fuori, ed i suoni della vita non entrare nella parola scritta.

L’idea di trasformare le sue storie in una specie di video-clip di carta, Ade l’ha realizzata con Lazarus Ledd. In fin dei conti sia la musica che il fumetto vivono sulle pagine scritte, e solo in un secondo tempo prendono vita per trasformarsi in vibrazioni sonore e in immagini. Già dal numero zero l’amalgama con la musica è stata un’intuizione vincente per sottolineare situazioni, stati d’animo, e aggiungere carattere narrativo alle storie. Le note di “Romeo and Juliet”dei Dire Straits appaiono ancor prima dei dialoghi in “La Fine della Corsa”, ed è “One” degli U2 (un gruppo che ritornerà nel n. 25 “L’albero di Joshua”) il brano che accompagna Larry mentre guida nella notte all’inizio di “Doppia Identità” (pare che Ade abbia una predilezione per questa bellissima canzone che ritorna in “Una notte a New York”, lo speciale inserito nel luglio 1994 in Tutto Musica e Spettacolo). “Brothers in Arms” e “Private Investigation”, ancora dei Dire Straits (anche loro una passione di Ade), sono l’amaro commento finale di “Fratelli in Armi” e il sottofondo dell’Hollywood Parade, il bar del Greenwich Village dove si riuniscono gli aspiranti artisti in “Bagliori da una Stella”.
La tecnica che spesso il nostro utilizza, facendo provenire la musica da fonti fuori scena come radio (i programmi dell’onnipresente d.j. Nightfly) o juke-box, ricorda il modo di lavorare di Leith Stevens, un compositore di colonne sonore che negli anni ’50 riuscì in questo modo a miscelare meglio musica e azione. Diverse sono le citazioni delle grandi star del rock e di alcune delle loro più belle canzoni come “Stand by me” di Ben E. King (Gli Occhi del Gatto), “Walk on the Wild Side” di Lou Reed e “Psyco Killer” dei Talking Heads (La Città Brucia), “The Nightfly” di Donald Fagen (addirittura omaggiato del ruolo di “guest star” nel personaggio del d.j. Nightfly in “Coney Island Baby”, e dopo avergli prestato il volto in più occasioni) e ancora il Lou Reed di “Coney Island Baby” nell’albo che ha preso lo stesso titolo della canzone.

Ma Ade non soddisfatto di aver utilizzato la musica d’altri per sonorizzare le avventure di Larry, inizia lui stesso a confezionare i pezzi più adatti a descrivere i personaggi e lo spirito delle storie o a dare ritmo alle scene. In “Subway”, a fianco dell’elegante “True” dei raffinati Spandau Ballet , e al rarefatto “Us and Them” dei grandissimi Pink Floyd (presenti anche con lo struggente “Mother” nel n. 4 “Axis”), Ade vivacizza il party sotterraneo dei subway-people con l’ammiccante “Complici”, suonata da un sassofonista che rassomiglia a Max Pezzali degli 883.
In “Betsy Blues” è una sua canzone, una piccola perla da piano bar, a rischiarare l’atmosfera fumosa e a dare il titolo all’albo. Con “La Luna del Cacciatore”, invece, Ade propone una sterzata rispetto ai motivi d’atmosfera ascoltati finora come commento a situazioni d’attesa, e innesta sulle avventure di Larry un ritmo potente, anticipato in “Hellraisers” con un pezzo di Ozzy Osbourne. Concitati inseguimenti e scazzottate nel bel mezzo di un duro concerto rock introducono a “Enter the Sandman” dei corrosivi Metallica, e anticipano il rock tagliente che tornerà nel quattordicesimo numero “Metallica”, sottolineato dal buio satanismo di Belial, leader di una banda posseduta dal demonio i persona.

Fra le pagine di “Metallica” cresce l’inquietante “Invitation to Suicide”, si innalza l’inno “Evil is Awake”, romba “Devil will Come” ( tutti e tre pezzi di Ade), assieme a “Sympathy for the Devil” dei mitici Rolling Stones, a “Back in Black” degli AC/DC, mentre, in chiusura, con le note insanguinate della folle “Bad Omen”dei Megadeth, si spengono i decibel impazziti di Metallica. In uno degli ultimi numeri, il diciottesimo “Doni di Natale”, “Wind of Change” ripropone un pezzo d’atmosfera eseguito però da una band, gli Scorpions, nota per il suono fisico e coinvolgente del migliore hard. Come suggerisce lo stesso Ade, sarebbe bene mentre si legge Lazarus Ledd mettere sullo stereo i pezzi consigliati e farli suonare, come agli albori del cinema quando pianisti ed orchestrine accompagnavano con musica appropriata le immagini tremolanti dei primi divi. Per i classici citati nessun problema, ma a chi si chiedesse come fare per ascoltare i pezzi originali che il nostro ha disseminato nelle avventure di Larry, pezzi dei quali fra l’altro si conoscono solo i testi, c’è già la risposta: la “Lazarus Ledd Original Soundtrack2, ennesimo colpo di scena e “regalo” per i fans,che Ade ha estratto dal cilindro.
La “Lazarus Ledd Original Soundtrack” è un cd o una musicassetta che raccoglie molti dei brani inediti sopra citati e diversi altri (in tutto undici), diversificati come genere, ma ognuno sotto la musa ispiratrice di Ade che ne ha supervisionato la produzione.

LE RADICI DI LAZARUS LEDD
articolo di Ade Capone, creatore di Lazarus Ledd


Da dove comincio? Ogni autore si porta dentro, stratificate come sedimenti geologici, tutte le influenze che ha subito fin da ragazzino, guardando la televisione,andando al cinema, leggendo libri e fumetti, ascoltando canzoni. Si resta sempre un po’ (o forse soprattutto) ciò che si era da bambini, e si cerca, anche inconsciamente, di ricreare ciò che ci piaceva allora. Lo ha detto anche (perdonatemi l’accostamento) David Bowie, a proposito della musica.

Uno dei primi personaggi a fumetti di cui mi innamorai da ragazzino fu Zagor: un eroe sui generis, a volte ferocemente vendicativo, che si era lasciato alle spalle un tragico passato per diventare un solitario (nonostante la presenza di Cico, che non è mai stato un “pard” alla Kit Carson), in una giungla piena di insidie, immaginaria eppure così reale, con storie che (ben prima di Ken Parker) affrontavano problemi scottanti come il genocidio dei pellerossa. Trent’anni dopo eccomi qua a scrivere Lazarus, pure lui eroe particolare e solitario, in una giungla urbana che esiste solo nella nostra fantasia (la New York dell’immaginario collettivo) ma che non per questo è meno credibile e meno densa di problemi “sociali”. Lazarus è dunque una copiatura di Zagor? No, non credo che lo sia.
Quando l’ho creato non mi sono messo a tavolino per metter a punto un’elegante operazione cosmetica. Ma lo “Spirito con la scure” è sicuramente una delle radici inconsce del personaggio, come lo è l’Atlas di Luigi Grecchi e Loredano Ugolini pubblicato dal “Il Monello” anni ’60, Atlas e il suo mondo tra il presente e il futuribile, dove anche l’evento più strano aveva una sua logica e credibilità agli occhi dei lettori. Potrei continuare a lungo.

Il Lazarus che alla vigilia del 25 Dicembre si sente solo e riflette sui suoi problemi (vedi “Doni di Natale”) può benissimo ricordare Peter Parker/Spider-Man; il suo passato misterioso e i suoi momenti di furia selvaggia quando si irritava il misterioso microchip rimandano a polverine, e così via. Il punto è che siamo tutti figli del nostro tempo, come contenuti e come linguaggio: figli del linguaggio a fumetti di Frank Miller, Alan Moore, Tiziano Sclavi, Guido Nolitta, delle trame a spirale di Chris Claremont, del ritmo cinematografico/telefilmico americano (“Miami Vice”, “Il silenzio degli innocenti”, “Blade Runner”), dei nuovi autori di “fantascienza scientifica”( Greg Bear, Gregory Benford), dell’estetica in chiaroscuro dello stesso Miller, di Mike Mignola, di Kevin Nowlan o, per restare in Italia, di Dino Battaglia, Corrado Roi, Claudio Villa, Magnus.
Tutti questi elementi sono presenti nelle mie storie: a volte emergono con chiarezza, altre restano nascosti o inutilizzati, ma da essi non so né voglio prescindere. E perché dovrei? L’arte, ha detto qualcuno, è anche manipolazione, e ciò che conta è il prodotto finale e finito.
Originalità è un concetto molto equivoco. Inventare deriva dal latino “invenire”, cioè trovare, dopo aver cercato in ciò che già esiste. L’energia creativa è come qualsiasi altro tipo di energia: non può nascere dal nulla.

Il mio studio è pieno (oltre che di gatti) di libri, dischi, videocassette, albi a fumetti. La loro presenza mi rassicura, mi fa compagnia. In un mestiere fatto di ore e ore passate in solitudine, sono come amici fedeli e discreti, a cui si chiede istintivamente (e, ripeto, quasi sempre inconsciamente) consiglio. Le citazioni sono in fondo un modo per ringraziarli, oltre che per stabilire con il lettore un contatto fatto di passioni comuni. Tutto ciò, sia chiaro, non significa copiare più o meno pedissequamente.
L’importante è usare certi elementi che esistono da tanto tempo (dai tempi di Aristotele e della sua “Poetica”) come terreno per far nascere una pianta con un profumo nuovo, diverso e, possibilmente, affascinante. Io con Lazarus Ledd faccio del mio meglio: ai lettori il giudizio finale.
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